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Cop27, una storia che parte da lontano

Novembre 11, 2022 By

Sta per partire la nuova edizione della conferenza sul clima. Ora non c’è più tempo da perdere. Francesco Ferrante: “Temo che l’edizione di Sharm el-Sheikh sia di transizione…”.

Dal 6 al 18 novembre, quarantamila delegati di 200 nazioni saranno a Sharm el-Sheikh per la Cop27. La conferenza sul clima, che ha tra i suoi scopi principali quello di contrastare i cambiamenti climatici, è un appuntamento fondamentale per il mondo green. Soprattutto perché già dall’ultima edizione, tenutasi a Glasgow, l’obiettivo è molto ambizioso: ridurre le emissioni di gas serra nette a zero entro il 2050 ed evitare l’aumento della temperatura terrestre di 2,8 gradi entro il 2100.

È una lunga storia, quella della Cop27. Il primo summit si svolse a Rio de Janeiro nel 1992. Per prima volta i grandi della terra si riunivano per affrontare questioni legate al cambiamento climatico e ai mutamenti dell’ecosistema. Fu allora che si cominciò a parlare di sviluppo delle rinnovabili e di abbandono dei combustibili fossili. In quell’occasione la dodicenne Severn Cullis-Suzuki, una Greta Thumberg ante-litteram, pronunciò un discorso sui pericoli del riscaldamento del Pianeta che impressionò il mondo. Erano le parole giuste al momento giusto.

Il primo passo era fatto. Tre anni dopo, nel 1995, nasceva a Berlino la Cop (Conference of Parties). Da quel momento, l’appuntamento sarebbe diventato annuale. Il bilancio? Tutto sommato positivo, anche se non sono mancati passaggi a vuoto, soprattutto per l’indifferenza di molti governanti.

Il primo accordo raggiunto fu il Protocollo di Kyoto. Correva l’anno 1997 e i paesi più industrializzati si impegnavano a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Era una buona notizia, ma il percorso per la sua realizzazione vide anche ostacoli e opposizioni. La Russia aderì solo nel 2005, gli Stati Uniti addirittura nel 2013.

Tra le edizioni più importanti c’è senz’altro quella di Parigi. Nel 2015 lo scenario era cambiato e la preoccupazione per gli effetti dei cambiamenti era cresciuta. I partecipanti presero due impegni di grande importanza: contenere l’aumento delle temperature di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali e aiutare economicamente i paesi più poveri a raggiungere questi obiettivi. Un passo importante, ma con due grossi limiti: l’opposizione di Cina e India all’accordo e la possibilità di non applicarlo – di fatto, non esisteva alcun obbligo – per tutti gli aderenti.

E ora? Nel frattempo, la situazione si è aggravata. A Glasgow, nell’ultima Cop, la parola d’ordine è stata: fare presto. È chiaro a tutti che siamo a un punto di non ritorno. A Sharm el-Sheikh gli appelli saranno ancora più forti: il moltiplicarsi degli eventi climatici estremi e le crescenti temperature record a causa delle temperature record sono un segnale d’allarme troppo grave per non essere ascoltato. Speriamo solo che alle buone intenzioni seguano i fatti.

Il commento di Francesco Ferrante – vicepresidente Kyoto Club e senior partner di Eprcomunicazione – sulla nuova edizione di Cop27.

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