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Un’indagine rivela: giovani europei temono più il clima delle malattie infettive

giugno 5, 2021 By

Il 75% tra 15 e 35 anni sono «molto o mediamente motivati» a vivere in modo sostenibile

I giovani europei sono più preoccupati dal degrado ambientale e dai cambiamenti climatici (quasi il 50%) che dalla diffusione di malattie infettive (36%). E sono disposti a cambiare e consolidare le proprie abitudini di vita in funzione della difesa dell’ambiente e del contrasto al cambiamento climatico, tanto che il 75% di coloro che hanno tra i 15 e i 35 anni di età sono molto o mediamente motivati a vivere in modo sostenibile. I dati emergono dall’indagine condotta in 23 Paesi europei da Ipsos per #ClimateOfChange, la campagna di comunicazione europea guidata da WeWorld, che mira a coinvolgere i giovani per informarli sul nesso tra cambiamenti climatici e migrazioni, creando un movimento pronto non solo a cambiare il proprio stile di vita, ma anche a sostenere la giustizia climatica globale. Una indagine in concomitanza con la Giornata mondiale dell’ambiente che si festeggia il 5 giugno. Il degrado ambientale e i cambiamenti climatici sono indicati tra i problemi più gravi che il mondo deve affrontare, dal 44 e dal 46% degli under 35, percentuali superiori a quel 36% che esprime maggiore preoccupazione per la diffusione di malattie infettive.

Abitudini green

Dall’indagine emergono le abitudini green che giovani europei adottano sempre o frequentemente, comprese le buone pratiche, come differenziare i rifiuti per il riciclo (79%), cercare di risparmiare energia a casa (78%), non sprecare i rifiuti alimentari (80%).

Dieta: solo il 6% vegetariani

A livello generale nell’85% dei casi i giovani hanno una dieta con carne e pesce, a fronte di un 6% di vegetariani e di un 5% di pescetariani (che mangiano pesce, ma non carne).Una percentuale pari a un terzo (31%) evita di comprare spesso nuove cose, il 37% acquista prodotti del commercio equo e solidale e alimenti biologici.

Per 8 giovani italiani su 10 le abitudini di consumo non sono sostenibili

«In nome della difesa dell’ambiente e nella consapevolezza che le problematiche connesse ai cambiamenti climatici abbiano riflessi socio economici quali le migrazioni e le migrazioni climatiche – spiega l’indagine – i giovani sono anche pronti ad azioni incisive: è frequente il voto per politici che danno la priorità alla risoluzione di queste problematiche, intercettando il 25% della platea degli under 35, e il 20% ha boicottato dei prodotti commerciali come forma di protesta». Netta la posizione dei giovani italiani: più di otto su dieci (81%) ritiene che le nostre abitudini di consumo non siano sostenibili se si intende preservare l’ambiente.La percentuale di chi è molto motivato a vivere in modo sostenibile è più elevata tra le giovani donne rispetto agli uomini (22% vs. 15%), tra le persone con un livello elevato di istruzione rispetto a quelle con un livello di istruzione minore (21% vs. 11%), tra coloro che vivono nelle aree urbane rispetto a quelli che vivono nelle aree rurali (20% vs. 16%), e tra quelli che hanno votato di recente alle elezioni rispetto a quelli che non lo hanno fatto (21% vs. 11%, escludendo quelli che erano troppo giovani per votare). I giovani europei dell’Europa meridionale sono più spesso molto motivati (il 23% rispetto al 17% dei giovani dell’Europa Occidentale e dell’Europa dell’Est).

Cambiamento climatico riconosciuto come problemi grave

I giovani europei che sono più motivati a vivere in modo sostenibile considerano più spesso i cambiamenti climatici come uno dei problemi più gravi che il mondo deve affrontare, raggiungendo una percentuale pari al 60%. Complessivamente il 55% degli intervistati è d’accordo sul fatto che le persone devono avere la possibilità di migrare per sfuggire a condizioni meteorologiche estreme e cambiamenti ambientali. La metà dei giovani europei (50%) conviene sul fatto che i migranti climatici debbano godere della stessa protezione legale accordata alle persone che fuggono da guerre o persecuzioni.

Con pandemia solo rallentamento delle emissioni nocive

«Il cambiamento climatico e i relativi eventi meteorologici estremi non sono stati fermati dalla pandemia di Covid 19, e abbiamo assistito solo a un temporaneo e blando rallentamento delle emissioni nocive. L’azione per il clima richiede misure di mitigazione e adattamento da sostenere a lungo termine. E ora più che mai occorre il coinvolgimento delle generazioni più giovani, che devono tornare a far sentire la propria voce. Noi vogliamo essere uno strumento per favorire la necessità del cambiamento», sottolinea Stefano Piziali, responsabile programmi Italia di WeWorld. La campagna prevede anche la possibilità di firmare una petizione che verrà consegnata durante la Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, la Cop27, alla presidente della Commissione europea von der Leyen per richiedere interventi immediati nelle politiche globali.