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Ambiente

Gender gap, con la pandemia la parità slitta di 36 anni

aprile 10, 2021 By

La pandemia si sta rivelando un forte ostacolo al superamento delle differenze tra uomini e donne. Il report del Wef ci rivela dati e cause.

La pandemia ha cristallizzato alcuni punti focali della nostra società, fra questi la parità di genere: bisognerà aspettare un’altra generazione per arrivare a un’uguaglianza equa e reale. Ad affermarlo è il 15° rapporto annuale sul divario di genere redatto dal World Economic Forum (WEF) * che indaga il gap di genere in 156 Paesi considerando diverse aree: partecipazione economica, istruzione, salute e potere politico.

Bisognerà aspettare altri 36 anni per ridurre il gap di genere: il tempo necessario per raggiungere la parità slitta così da 99,5 a 135,6 anni. Sempre secondo il rapporto, il deterioramento è causato dalla minore rappresentanza politica delle donne nelle grandi economie e dalla stagnazione del progresso economico.

Nel campo dell’istruzione e della sanità il gap di genere si è molto assottigliato, i progressi verso la piena parità hanno subito una frenata nell’ultimo anno.

I Paesi con la miglior percentuale di parità di genere

Il cortocircuito causato dalla pandemia

Secondo Saadia Zahidi, direttore generale del WEF, l’uguaglianza di genere è stata colpita “sia sul posto di lavoro che a casa, invertendo anni di progresso. Se vogliamo un’economia dinamica del futuro, è vitale che le donne siano rappresentate nei lavori di domani. Ora più che mai è fondamentale concentrarsi sulla leadership femminile, impegnarsi su obiettivi e mobilitare risorse per raggiungerli. Ora è il momento di includere la parità di genere nella progettazione della ripresa”.

Sono state le donne il principale bersaglio della disoccupazione causata dalla pandemia. Inoltre, secondo i dati Linkedin l’assunzione delle donne ha subito una battuta d’arresto in molti settori soprattutto per le posizioni di gestione.

Donne, fra minor reddito e poco spazio in politica

Altro punto focale indagato dalla ricerca è il gap di reddito riconducibile al genere: sebbene ci siano, rispetto al passato, più donne ad occupare posti che richiedono competenze, ancora pochissime occupano posizioni manageriali e la parità economica non sarà raggiunta prima di 267,6 anni.

Sul versante politico sono ancora poche le donne che riescono a far parte dei vertici: nei paesi analizzati dalla ricerca le donne occupano solo il 26,1% della rappresentanza parlamentare e il 22,6% dei ministeri. Anche su questo aspetto, viene registrato uno slittamento per colmare questo divario: dai 95 anni (del 2020) dovremmo aspettare invece 145,5 anni. A colpire l’attenzione è il fatto che sono 81 i Paesi in cui una donna non ha mai ricoperto la più alta posizione politica, fra questi emergono anche Paesi considerati relativamente progressisti in termini di parità come Svezia, Spagna, Paesi Bassi o Stati Uniti.

La frenata coinvolge anche le donne italiane

Secondo Il mercato del lavoro: dati e analisi, nota congiunta di Bankitalia e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, anche in Italia la pandemia ha aumentato il divario di genere sul fronte occupazionale. A fine febbraio 2020 le posizioni lavorative occupate dalle donne erano circa 76mila in meno rispetto all’anno precedente, mentre quelle occupate dagli uomini erano 44mila in più. Ad influire la minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro condizionata anche dalle molteplici difficoltà legate alla gestione dell’attività lavorativa con i carichi familiari.

Anche il tasso di attività ha subito una battuta d’arresto nel 2019 e nel 2020: lo studio rileva che dopo l’iniziale peggioramento registrato in primavera, il divario si è acuito in autunno annullando, di fatto, i progressi registrati negli anni precedenti.

*Il rapporto del WEF, pubblicato sul quotidiano spagnolo El Paìs, è stato ripreso dalla Rassegna Stampa Estera di eprcomunicazione.

Chiara Comenducci, 9 aprile 2021