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Pochi impianti e costi alle stelle, il caso pulper

marzo 1, 2019 By

Le cartiere di Lucca faticano a chiudere il cerchio dell’economia circolare. Detta così, sembra una frase da convegno. In realtà, il problema è concreto e impattante: non solo per l’ambiente, ma anche per le aziende coinvolte. Con tanto di ricaduta sui clienti e soprattutto sui lavoratori. La causa? Il pulper, cioè lo scarto di lavorazione della produzione di carta.

Pulper, quanto mi costi

Ma partiamo dall’inizio. Ogni anno nel distretto lucchese arrivano in media 1, 3 milioni di tonnellate di carta da macero. Questa, a sua volta, viene riciclata e trasformata in carta nuova. Il 10% della carta da macero, però, non riesce ad essere riutilizzato. Ed ecco il pulper, lo scarto con cui fare i conti.

Come smaltirlo? Due possibilità: in discarica o valorizzandone il potere energetico. La prima soluzione è difficoltosa perché sono sempre meno le discariche che accettano pulper (in Toscana, peraltro, non sarebbe possibile e attualmente avviene solamente in deroga). La seconda soluzione, invece, è dispendiosa. Le aziende del distretto, infatti, conferiscono il pulper nei termovalorizzatori di Brescia e Terni, quando non all’estero, con aggravio di costi. Che sono destinati a salire se si considera che si è passati dai 100-120 euro a tonnellata del 2018 ai 170-190 del 2019 (un incremento del 60, 70%).

I rimedi

Le soluzioni? Una è rappresentata da Eco.Pul.Plast, un progetto che coinvolge enti e aziende. In pratica una parte del pulper viene riusata per produrre pallet (quelle che nel linguaggio colloquiale viene chiamata pedana o bancale). Si tratta di un buon esempio di economia circolare, ma comunque al momento insufficiente a risolvere lo smaltimento del pulper anche per gli alti costi energetici che richiede e il prezzo fuori mercato dei prodotti.

Un’altra soluzione (della quale abbiamo già parlato) sarebbe quella del pirogassificatore di Kme a Fornaci di Barga. Il progetto nasce dall’esigenza dell’azienda leader nella produzione del rame di produrre energia al fine di abbattere i costi. L’impianto si alimenterebbe con il pulper e altri scarti di lavorazione della produzione della carta del distretto di Lucca, visto il loro forte potenziale energetico. Si tratta di un ottimo esempio (almeno sulla “carta”, è il caso di dirlo) di economia circolare che permetterebbe alla Kme di ridurre i costi di approvvigionamento dell’energia e alle aziende del distretto cartario quelli legati allo smaltimento del pulper. Al momento, è in corso una valutazione dell’impatto ambientale del progetto da parte della Regione Toscana. Il progetto ha suscitato la reazione di qualche comitato e politico locale.

Ma che ne pensa il presidente della sezione carta di Confindustria Toscana Nord Tiziano Pieretti? Risolverebbe il problema dei rifiuti del cartario? Intervistato da Barbara Antoni per il Tirreno, Pieretti si è espresso favorevolmente: “La mia opinione da imprenditore è che se un impianto come questo rispetta i parametri di legge, che in Italia sono severi, è giusto che un’amministrazione lo autorizzi, non si può sottrarre. Il progetto di Kme non prevede solo di smaltire pulper, è un progetto in linea con le direttive europee, non si inventa niente. Credo che per il distretto cartario potrebbe essere un impianto sensato.”

In attesa dell’esito autorizzativo, rimane una certezza. Da quella particolare del pulper fino a quella nazionale, la questione dei rifiuti è un’emergenza da risolvere. Si alimentino i dibattiti, si dia spazio alle diverse posizioni, ma politica, comitati, cittadini e imprenditori giochino di squadra.