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Rifiuti, 8 riflessioni di Chicco Testa

maggio 9, 2019 By

I rifiuti in Italia sono un problema, un’emergenza, un’occasione di propaganda elettorale. E invece dovrebbero essere un’occasione industriale, oltre che una filiera efficiente per un’economia circolare.

I motivi dell’emergenza continua? Soprattutto culturali. Chicco Testa, in un articolo sul Foglio di qualche settimana fa, ha espresso 8 riflessioni sul tema. Alvearia li ha riportati in pillole.

1. Tutti dicono che il problema dei rifiuti è complesso. In realtà è semplice: sarebbe sufficiente fare come negli altri Paesi: usare tecnologie semplici da tempo conosciute e altre in via di sviluppo, ma sempre perfettamente controllabili e gestibili.

2. In Italia in effetti il problema diventa complesso per due motivi: a) C’è una selva oscura di norme e interlocutori istituzionali, per cui è sufficiente il ricorso anche del più piccolo comitato per bloccare un impianto o per far sì che occorrano 5-10 anni per l’autorizzazione. b) Esiste un pregiudizio nei confronti degli impianti. Non solo verso le discariche e gli inceneritori, ma anche rispetto a impianti funzionali all’economia circolare quali impianti per la produzione di metano dalla frazione umida derivante dalle raccolte differenziate, impianti di compostaggio e vari impianti di recupero delle materie prime secondarie. Così città come Roma e Napoli hanno scelto la via più semplice (e dispendiosa) di spedire i propri rifiuti a in altri siti italiani ed esteri.

3. Il mondo dei rifiuti non è altro che un normale settore industriale. E invece viene rappresentato come un insieme di loschi traffici, che mina la salute pubblica. È vero il contrario: il traffico clandestino di rifiuti, con relativi capannoni che vanno a fuoco, è solo il risultato di tre cose: a) assenza di impianti legali, b) prezzi di conseguenza assai alti, c) burocrazia.

4. Per realizzare il processo di economia circolare (in parole semplici, cercare di trasformare – oltre che ridurre – più rifiuti possibili in nuovi materiali da reimmettere nel ciclo produttivo) servono anche nuovi impianti. Del resto, i rifiuti, sono fisiologici (le economie povere non conoscono i rifiuti) e un prodotto non può essere riutilizzato all’infinito, perché col tempo perde la sua struttura. L’Ue, per il 2035, ha fissato tre obiettivi: a) arrivare a riciclare il 65% dei rifiuti prodotti, b) ridurre il ricorso alla discarica (ritenuta la forma più povera di smaltimento) al 10%, c) riservare un 25% alla combustione.

5. Per raggiungere gli obiettivi sopra, occorre cambiare approccio culturale e considerare i rifiuti non tanto un problema ambientale, quanto industriale. Che vuol dire rafforzare tutte quelle filiere industriali e tecnologiche in grado di reimmettere gli scarti delle lavorazioni e dei consumi civili all’interno dei processi produttivi.

6. Perseguire l’obiettivo di zero rifiuti significa realizzare centinaia di impianti che chiudano il ciclo rigenerando i rifiuti. Questo, peraltro, è il modo migliore per combattere il traffico illegale di rifiuti: sono la mancanza di impianti e agli alti prezzi di quelli legali a rendere il mercato illegale.

7. Controlli? Devono esserci, ma va fatto in modo che trattare i rifiuti sia più conveniente o comunque non più costoso che buttarli via. Insomma, siamo lì. Occorrono più impianti e a costi non elevati.

8. Che tipo di impianti servono? Visto che l’economia circolare coinvolge tutta l’attività e le filiere industriali e che i rifiuti sono di diversi tipi, occorrono più tecnologie. Compreso i tanto contestati inceneritori. Quest’ultimi – spiega Testa – vanno considerati a tutti gli effetti come un pezzo di economia circolare, visto che da essi è possibile recuperare energia e calore. Brescia teleriscalda un pezzo di città, grazie al suo impianti di incenerimento, dando un contributo netto alla riduzione di inquinamento e CO2.