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Economia circolare, una rivoluzione industriale e culturale

novembre 24, 2019 By

Economia circolare. Tutti ne parlano. Tutti ne sono entusiasti. Tutti si propongono di adottarla. Ma di cosa si tratta? Partiamo dalla fine. L’obiettivo dell’economia è ambizioso e per certi versi rivoluzionario: cambiare il ciclo di produzione, rendendo riutilizzabili gli oggetti.

Facciamo un esempio. Compriamo una lavatrice, la usiamo e alla fine, invece di buttarla, la restituiamo al produttore, che a sua volta la riciclerà per costruirne una nuova. Dalla vecchia lavatrice eccone una nuova. Sì, perché nell’economia circolare non ci sono rifiuti, ma risorse da riutilizzare. Il mantra è “non sprecare”, fare in modo che nulla venga sprecato. Si tratta di un modello più rivoluzionario di quanto si possa pensare, perché cambierebbe (e in parte ha già iniziato a farlo) l’attuale sistema di produzione e consumo. Ma prima ancora il nostro approccio culturale. Nell’esempio di sopra, per capirci, chi compra la lavatrice non è più proprietario, ma semplice utilizzatore. Tanto da restituirlo a fine impiego al reale proprietario, il produttore.

Economia circolare, perché?

Se il funzionamento può non essere immediato da capire, più intuibili sono i motivi che stanno dietro l’economia circolare. Si tratta di realizzare uno sviluppo sostenibile a livello ambientale, nel nome di una doppia consapevolezza: le risorse del pianeta sono limitate e lo smaltimento dei rifiuti è divenuto sempre più difficile ed esoso (basti pensare che la plastica è passata dai 2 milioni di tonnellate mondiali degli anni Cinquanta ai circa 8,3 miliardi dei nostri giorni).

Certo, la strada è lunga e tortuosa. Si calcola, ad esempio, che nel 2020 l’uso delle materie prime arriverà a 82 miliardi di tonnellate. Il 30% in più rispetto a dieci anni prima! Eppure, qualcosa si muove. Come riporta Elena Commelli sul Corriere della Sera dell’11 novembre 2019, ci sono gli esempi di Apple e Levi’s (Apple GiveBack e Levi’s Buy-Better) che offrono un credito istantaneo a chi restituisce l’usato per comprare il nuovo. La logica è proprio quella descritta nell’esempio della lavatrice: non buttare il prodotto e affidarlo al produttore, nella logica che, conoscendone meglio le caratteristiche, questi saprà “trattarlo” al meglio ed evitare che diventi un rifiuto.

Dietro l’economia circolare, però, ci sono anche scelte economiche e di mercato. Secondo uno studio condotto dalla Commissione europea, questa può creare oltre 700 mila nuovi posti di lavoro in Europa. Non solo. Come confermano recenti sondaggi, gli stessi clienti preferiscono affidarsi ad aziende che sposano un’etica green.

I numeri dell’economia circolare

L‘Europa è povera di materie prime. L’Italia in particolare. Tant’è che il nostro sistema produttivo si è ingegnato e ha adottato soluzioni che ottimizzassero le poche risorse esistenti, come dimostrano il riciclo della carta da macero di Lucca e la tecnologia dei pannolini inventata e brevettata da FaterSMART.

Non a caso, in tema di recupero degli scarti, i dati Eurostat raccontano di un Paese all’avanguardia: in Europa, l’Italia è quinta con un tasso di circolarità del 17,1% (quasi sei punti percentuali in più rispetto alla “locomotiva” Germania).

E a livello europeo? I numeri raccontano che la circolarità, negli ultimi anni, è aumentata. Nel 2017, il consumo delle materie prima si è ridotto del 9% rispetto al 2000 (ma solo del 2% rispetto al 2010) mentre la produttività delle risorse consumate è salita del 39% rispetto al 2000 e del 13% rispetto al 2010. Bene, anche se c’è ancora tanto da fare.

Il futuro è già cominciato

Ambiente e nuovi posti di lavoro: l’economia circolare è un’opportunità, oltre che un dovere verso il nostro pianeta. Non a caso, già da qualche anno, l’Europa dato il via a un programma di maggiore responsabilità nella gestione e, grazie al coinvolgimento delle imprese, anche nella produzione degli scarti. Tra gli obiettivi più importanti e ambiziosi delle ultime direttive ci sono il riciclo di almeno il 55% dei rifiuti urbani e lo smaltimento di questi in discarica di un massimo del 10% entro il 2035. Qualche Paese, intanto, già si è portato avanti: dal 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Olanda non hanno inviato alcun rifiuto in discarica.

Il futuro è già iniziato. Un mondo senza rifiuti forse è possibile…