Interviste

“Le imprese italiane hanno bisogno di più economia circolare”

Agosto 27, 2019 By

L’estate sta finendo (come recitava un celebre brano pop degli anni Ottanta) ed è tempo di riaprire l’agenda e fare mente locale sugli impegni più importanti che ci aspettano. Tra quest’ultimi, per chi è interessato all’economia circolare, non può mancare il primo corso executive che si terrà a Fornaci di Barga (Lucca) il prossimo autunno. Di cosa si tratta, a chi è rivolto e perché iscriversi: parla Claudio Pinassi, amministratore delegato di KME Italy Spa e promotore dell’academy.

Qual è l’impegno di Kme per l’economia circolare?

L’impegno di Kme per l’economia circolare è molto ampio. La nostra attività metallurgica, infatti, si basa per quasi il 70% sul riciclo dei materiali anziché sul loro utilizzo da miniera. Quindi, noi siamo già da decine di anni “inconsapevolmente” circolari. Recentemente ne abbiamo preso consapevolezza piena e quindi abbiamo deciso di investire sia a) per un miglioramento e l’ottimizzazione della nostra attività principale che b) per una serie di progetti futuri, nei quali inserirci in maniera studiata e professionale, grazie anche al supporto di esperti.

Com’è nata l’idea della Circular Academy e del suo corso executive dedicato ai professionisti?

È nata da una conversazione con il Sant’Anna di Pisa. Abbiamo fatto un survey generale e ci siamo resi conto che c’era un “buco” nella formazione in Italia, ma anche in Europa sulla formazione di management e top management delle grandi aziende italiane ed europee. C’è una discreta offerta a livello universitario e post, ma spesso chi guida le industrie è ignorante sull’economia circolare. Io per primo lo ero fino a un paio di anni fa.

Così, abbiamo deciso di coniugare questa analisi con la nostra volontà di far risorgere il Centro ricerca, che era chiuso da 12 anni e nel quale sono stati sviluppati i superconduttori di bio titanio per il Cern di Ginevra, le cavità risonanti e tantissimi prodotti ad altissima tecnologia e valore aggiunto. Era nostra intenzione riportarlo agli splendori di un tempo, coniugandolo al tempo stesso con una moderna visione dello sviluppo. L’osservazione del sant’Anna sulla carenza formativa a livello nazionale e la nostra volontà di dare nuova vita al Centro ricerche hanno dato vita alla Circular Academy (che ad ottobre inizierà i suoi corsi).

Qual è per Kme la parola chiave che riassume il concetto di economia circolare?

Sostenibilità. Sicuramente sostenibilità. Le grandi aziende come Kme – quelle che energivore, labour intensive capital intensive – se vogliono rimanere collocate nell’economia occidentale (e noi abbiamo fortemente intenzione di rimanere saldamente radicati qui dove siamo da oltre un secolo) devono dare una svolta in termini di sostenibilità. Una svolta forte non solo in termini di impatto ambientale, sociale-occupazionale e sull’utilizzo delle risorse.

Noi, sull’utilizzo della parte materica, siamo già abbastanza avanti perché ricicliamo circa il 70 per cento dei materiali attraverso l’utilizzo di rottami anziché materia vergine da miniera. Per quanto riguarda l’energia, invece, ci stiamo lavorando attraverso con dei sistemi di produzione di autoproduzione energetica. Tutto questo adesso lo vogliamo inquadrare in un contesto anche accademico per guardare più lontano. La nostra intenzione e scommessa è che la industria tradizionale metallurgica, percepita nell’immaginario collettivo come impattante, diventi un’industria altamente sostenibile ambientalmente e socialmente.