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Mascherine e guanti: da dispositivi salvavita a potenziale minaccia ambientale

maggio 23, 2020 By

Le mascherine e i guanti ci hanno salvato (e ci salveranno) dal Covid 19. Sono, infatti, una barriera fondamentale tra noi e il contagio. Ironia della sorte, però, rischiano di rivelarsi una catastrofe a livello ambientale e quindi di far del male anche alla nostra salute. Le responsabilità, naturalmente, non sono di questi dispositivi individuali necessari a evitare la diffusione del virus, ma (tanto per cambiare) di come l’uomo li sta smaltendo (!).

Le immagini di questi giorni ci raccontano di mascherine e guanti disseminate in strade, parchi e spiagge oppure che galleggiano in fiumi e mari. Una minaccia, in quest’ultimo caso, ulteriore (e nemmeno di poco conto) per i tanti pesci e mammiferi già assediati dagli otto milioni di tonnellate di plastica che ogni anno finiscono negli oceani. Non è un caso che il biologo marino Silvio Greco, in una lettera aperta, abbia chiesto al presiedente del consiglio Conte di monitorare la Fase 2, non solo da un punto di vista sanitario, ma anche della sostenibilità ambientale. E non è un caso nemmeno che diverse associazioni, tra cui Marevivo, abbiano lanciato appelli di sensibilizzazione sui rischi che si corrono e che comprometterebbero anni di battaglia da un ambiente libero dalla plastica.

A livello mondiale, Il Wwf ha stimato che se anche solo l’1% delle mascherine non fosse smaltito correttamente, ogni mese 10 milioni di pezzi finirebbero nell’ambiente. Una quantità che fa impressione e fa riflettere (una volta di più) sulle condotte da assumere come cittadini del mondo. Anche per l’Italia le cifre impongono condotte responsabili: l’Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha calcolato un consumo giornaliero di 35-40 milioni di mascherine con un peso medio di 11 grammi e di 70-80 milioni di guanti (media compresa tra 400 e 1.100 tonnellate ogni giorno), che per fine anno si dovrebbe aggirare su trai 160mila e 440 mila tonnellate (su 30 milioni di tonnellate di rifiuti complessivi).

Insomma, numeri da potenziale catastrofe e che pongono la domanda delle domande: dove finiranno questi rifiuti? Facciamo ordine.

Per gli scarti del settore sanitario, il percorso è quello di sempre: impianti, dove vengono sterilizzati e poi termovalorizzati. Al momento, il sistema ha retto nonostante tra marzo e aprile l’aumento sia stato di circa il 20%. Il numero dei rifiuti sanitari annuali, infatti, si aggira si aggira sulle 145 mila tonnellate di rifiuti e la capacità di trattamento nazionale è di 342 mila tonnellate.

Più articolata e delicata la situazione riguardante i dispositivi di protezione individuale (Dpi). I guanti e le mascherine che usiamo per andare a fare la spesa o le passeggiate, vanno nell’indifferenziata. Quelli usati, invece, nei luoghi di lavoro seguono due strade, a seconda delle decisioni prese dal territorio: se assimilati ai rifiuti urbani finiscono anche loro nella raccolta urbana indifferenziata, altrimenti vengono smaltiti dall’azienda nel circuito privato. Al momento, le scelte di Comuni e Regioni sono state diverse e così succede che una mascherina o un guanto in alcuni territori siano smaltiti tra i rifiuti pericolosi e in altri ancora nell’indifferenziata. Il quadro è confuso, i numeri incerti.

Com’è incerta la capacità o meno del sistema impianti del Paese di reggere di gestire questi rifiuti da qui a fine anno. L’aumento dei rifiuti dell’emergenza sanitaria sarà compensato dal calo, tra marzo e aprile del 10%, dei rifiuti urbani: al momento, dunque, non c’è apprensione pe rla tenuta del sistema, anche se la carenza di impianti di smaltimento non può  garantire sonni tranquilli.

Tra le tante incertezze, due evidenze. La prima è che, con l’emergenza sanitaria, la raccolta indifferenziata si è appesantita nelle tonnellate e si appesterà nelle tasche di cittadini. Lo smaltimento dell’indifferenziata ha un costo. E quest’ultimo sarà a carico del contribuente e, in parte, delle imprese. Un bel guaio. La seconda è che se dovesse continuare la pericolosa abitudine di buttare mascherine e guanti per strada o nell’ambiente, provocheremo un’emergenza e pregiudicheremo le tante campagne e i risultati raggiunti sul fronte plastica in questi anni. Un bel guaio. Peggiore di quello dei maggiori costi di smaltimento.